Museo dell'Ermitage

Nel centro della città, sul Lungo-neva, nell'edificio dell'ex Palazzo d'inverno si trova il più importante museo della Russia: Museo dell'Ermitage.

In francese «ermitage» significa «luogo solitario», «dimora dell'eremita». Cosi chiamò Caterina II quella parte del palazzo dove venivano conservati mirabili capolavori. Nel 1764 a Berlino viene acquistata una collezione di 225 quadri, che segna la data di fondazione del museo. Da questo momento prese il via l'arricchimento sistematico della collezione, che già nel 1774 vantava 2.080 tele. Si arricchiva inoltre di disegni, pietre intagliate, sculture, capolavori dell'arte decorativa ed applicata. Ma in pratica solo l'imperatrice e i cortigiani potevano godere di questi capolavori. Caterina Il scrisse della collezione dell'Ermitage: «Tutto ciò viene ammirato solo dai topi e da me».

Le collezioni dell'Ermitage

Attualmente nei fondi del museo si trovano oltre 2.900.000 mila pezzi dei più vari, tra cui quadri, sculture, opere grafiche e dell'arte decorativa, monete, decorazioni, distintivi, armi, reperti archeologici ed altri oggetti di valore, creati da diversi popoli dai tempi antichi ai giorni nostri.

Le collezioni dell'Ermitage, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo, possono essere paragonate solo al Museo Britannico di Londra e al Louvre di Parigi. Nell'Ermitage si trovano le più importanti collezioni nel paese dell'arte antica e dei monumenti della cultura dell’Oriente, innumerevoli opere dell'arte applicata. Annualmente il museo ospita circa tre milioni di visitatori.

Un visitatore una volta chiese alla ragazza-guida: «Dica, per cortesia, quanto potrebbero costare tutte le collezioni dell'Ermitage»

La ragazza rimase un attimo soprappensiero e rispose: «Ma Lei potrebbe dirmi quanto costa il sole?»

Per aver un'idea chiara dell'Ermitage occorrerebbe venire diverse volte e il turista, purtroppo, generalmente non ha questa possibilità; è costretto a limitarsi ad una sola visita. Perciò in questa guida vi segnaliamo le più importanti tappe «da non mancare». È da notare anche che siccome di tanto in tanto l'allestimento dell'esposizione può subire cambiamenti, la numerazione delle sale a volte può divergere dalla dislocazione di questo o di quell'altro pezzo.

Dunque, iniziando la nostra visita del museo, procediamo sullo Scalone di gala verso le sale dell'esposizione. Due parole su questo Scalone di gala. Dopo l'incendio del 1837 lo scalone, che fu notevolmente danneggiato, era stato restaurato dall'architetto Vasilij Stasov, il quale vi apportò alcune modifiche, conservandone però in gran parte il carattere originale, ideato da Bartolomeo Rastrelli. Lo scalone colpisce per la sua opulenza, il fasto degli stucchi dorati sulle pareti, il bianco accecante delle sculture marmoree, le gigantesche pitture del soffitto, raffiguranti gli dei sull'Olimpo.

La Fontana di lacrime

Dall'ultima rampa di scale attraversando il Salone dei Feldmarescialli (prima qui c'erano i ritratti dei feldmarescialli russi) e un corridoio ornato di tappezzerie, passate alla Sala del Padiglione (architetto Andrej Stakensneider, 1856). Questa sala si trova nell'edificio adiacente al Palazzo d'inverno, eretto nel 1764-1767 da Jean-Baptiste Vallin de la Mothe e denominato il Piccolo Ermitage. Nella decorazione della sala si notano facilmente stili diversi: elementi d'arte moresca, di architettura del Rinascimento e dell'antichità. La sala è inondata dalla luce solare, le snelle colonne di marmo bianco sostengono una squisita galleria, ventotto lampadari di cristallo riflettono nelle loro masse gigantesche il gioco scintillante dei raggi di sole. Ritmicamente, goccia dopo goccia, cade l'acqua dalle quattro «fontane di lacrime».

Vuole la leggenda che il terribile khan Krym-Girej chiamò un giorno il maestro Omer e gli ordinò:

- Devi far si che la pietra pianga e cosi la pietra tra secoli e secoli farà ricordare il mio nome.

Ma, l'artista volle dedicare il suo lavoro non tanto al khan, quanto a quelle donne la giovinezza e la beltà delle 'quali appassì nella gabbia dell'harem.

La religione musulmana non permette di raffigurare la figura umana, perciò Omer ricorse alla simbologia. Nel blocco di marmo egli scolpi una nicchia a simboleggiare la profondità del dolore femminile. Sopra vi fece un fiore, ai lati i calici di petali. Dal fiore gocciolavano giù le lacrime che cadevano sui calici di petali simili a guance morbide. Sotto, a piè della fontana, Omer scolpi una chiocciola, la quale trattiene l'acqua per un istante di dubbio, come a dire che il potere del khan non è eterno e passerà come passano le acque.

«La Fontana di lacrime» nella Sala del Padiglione è una riproduzione della fontana di Bachòisaraj, in Crimea, eseguita nel 1764 dal maestro iraniano Omer.

Prestate attenzione al mosaico del pavimento. Fu creato nel 1847-1851 e ripete con alcune modifiche i motivi dei mosaici scoperti nel 1780 durante gli scavi delle antiche terme romane dell’imperatore Tito (79-81).

L'orologio del Pavone

Nella Sala del Padiglione è anche esposto un pezzo particolarmente curioso: l'orologio del Pavone. Su un basamento convesso è collocato un alto ceppo di quercia con due rami folti. Sul ceppo è sistemato un grande pavone. Ad uno dei rami con una cordicella è appesa una gabbia con i campanelli; nella gabbia c'è una civetta d'argento. Sotto la gabbia si scorge uno scoiattolo che mangia le noccioline. Dall'altra parte un altro ceppo con un gallo in grandezza naturale. In primo piano sono collocati funghi, fogliame, ghiande, zucche, tra cui si scorgono anche lumache, lucertole e due scoiattoli tra le fronde. Nel cappello del fungo piu grande in una fenditura si notano due file di cifre romane e arabe, che indicano l'ora, e sopra il fungo è appena visibile un grillo.

L'orologio è opera del famoso orologiaio e gioielliere londinese James Cox. Fu comprato dal principe Potèmkin, favorito di Caterina II, e regalato all’imperatrice.

Quando l'orologio batte le ore tutte le figure cominciano a muoversi: la civetta per prima si fa viva. Gira la testa, sgrana gli occhi e batte con la zampetta. Anche la gabbia comincia a girare a suon di campanelli. Quando si spengono i suoni melodici dei campanelli, il pavone spiega la sua coda pomposa e poi, con graziosi cenni della testa, inizia a girare come se mostrasse il suo bellissimo piumaggio. Poi è la volta del gallo, che fa il suo verso, spalancando il becco e curvando il collo.

Le cifre romane, che si scorgono dentro l'apertura praticata nel fungo, segnano le ore, quelle arabe i minuti, e il grillo che saltella sopra il fungo i secondi. L'orologio di cui il meccanismo è in perfetto ordine si carica una volta ogni due settimane.

Dalla Sala del Padiglione passate alla Scala del Consiglio (il nome è dovuto ai membri del Consìglio di Stato, organo legislativo-consultativo supremo nella Russia del 1810-1917, che venivano al Palazzo per le riunioni presiedute dallo zar), poi scendete al pianterreno e attraversando la Sala delle Venti Colonne, dove è esposta la collezione di vasi italici (il pavimento della sala è costituito da un mosaico, composto da alcune centinaia di migliaia di pezzettini di pietra) entrate nella sala 128 in cui si trova una delle più straordinarie opere degli intagliatori di pietra russi, il gigantesco vaso di Kolyvan. Il vaso è alto oltre 2,5 metri, pesa 19 tonnellate, il diametro maggiore del calice è di circa 5 metri, quello minore di più di 3 metri.

Il vaso è realizzato in diaspro, una pietra dell'Altaj. Per ben due anni il blocco di pietra venne lavorato sul posto del ritrovamento e poi trasportato da mille operai nella fabbrica di Kolyvan. Per eseguire il vaso i maestri della fabbrica faticarono ben 12 anni.

Dalla sala 128, passando per la sala 106, arrivate nella sala 107, in cui comincia la collezione della cultura e dell'arte che rappresenta la storia del mondo antico. Gran posto occupano qui i ritratti scultorei romani, tra cui colpisce, in particolare, il busto dell'Imperatore Filippo l'Arabo (III sec. d.c.). I capelli corti, le rughe profonde sulla fronte, le sopracciglia spioventi sottolineano il carattere cupo e dispotico dell'«imperatore-soldato».

Nella sala 109 fate attenzione alla statua di Venere di Tauride (III se-c.a.C.). Nella moltitudine di sculture dedicate alla dea della bellezza e dell'amore solo questa porta il nome di Tauride, perché si trovava nel palazzo del principe Potémkin-TavriCeskij. Un ignoto scultore ha rappresentato Ve nere nuda: la figura snella, le linee arrotondate, le forme del corpo dolcemente modellate, tutto testimonia di una percezione perfetta della bellezza femminile.

La scultura fu scoperta nel 1718, vicino a Roma, e fu acquistata da Pietro I; in cambio a Roma furono inviate le reliquie di Santa Brigitta.

Nella sala 111 inizia l'esposizione dell'arte e cultura dell'Antica Grecia con le collezioni di vasi antichi greci. Uno degli esempi migliori è il magnifico vaso contenitore del vino «L'Arrivo della rondine» (armadio n. 12), opera di Efronio vissuto nel VI secolo a.C. Sul corpo del vaso è raffigurato l'arrivo della prima rondine. Un uomo, un ragazzo e un bambino guardano l'uccello come incantati. «Guarda, una rondine!», dice l'uomo. «Si, una rondine, per Ercole!», grida il giovane. «Eccola! È già primavera», si rallegra il bambino. La subitaneità e l'immediatezza delle loro reazioni si colgono nella espressione dei loro volti, nella libera e viva composizione delle figure.

Sono interessanti anche i vasi-figure di Fanagoria (sala 115), scoperti nel 1869 nella penisola di Taman (Crimea orientale). I vasi colpiscono per la loro perfetta esecuzione. Di particolare valore è quello che raffigura Afrodite, dea della Bellezza e dell'Amore, in una conchiglia semiaperta, e poi un altro con una meravigliosa sfinge. A differenza degli egiziani, i greci raffiguravano la sfinge con le ali, il corpo leonino e la testa femminile. La sfinge di Fanagoria, creata da un maestro del V sec. a.C., ha occhi azzurri pensosi e sognanti, gote dal colorito ardente, labbra rosse, il corpo di un tenero biancore, i capelli a boccoli ondeggianti, requisiti questi che creano una figura femminile piena di fascino, beltà e mistero.

Il cammeo dei Gonzaga (sala 12 0) è uno dei più noti capolavori custoditi all'Ermitage. Fu creato nel Ili sec.a.C. da un ignoto maestro di Alessandria. È eseguito su una pietra a tre strati, la sardonica, che consente all'incisore di ottenere effetti coloristici. Vi vediamo due ritratti in rilievo 1 di Tolomeo II, re egiziano, e Arsinoe, sua moglie, che collocati l'uno accanto alla altra sottolineano il legame indissolubile che unisce il re e la regina.

Nel XVI sec. il cammeo si trovava a Mantova, nella collezione del Palazzo ducale dei Gonzaga (da qui il nome). All'inizio del Seicento Pieter Paul Rubens vede il cammeo nel castello dei Gonzaga e lo definisce «il migliore in Europa». Poi il cammeo va a finire a Praga, a Stoccolma e finalmente a Roma. Dopo la calata di Napoleone in Italia, il cammeo è portato a Parigi. Nel 1812 lo zar russo Alessandro I riceve il cammeo in dono dalla moglie di Napoleone, Josephine Beauharnais in segno di gratitudine per le attenzioni ricevute come ex imperatrice.

La collezione dell'arte italiana dei secoli XIII-XVIII

Leonardo da Vinci

Salendo la Scala del Consiglio sino al primo piano, voltate a destra e varcate la porta della sala 207 dove inizia la collezione dell'arte italiana dei secoli XIII-XVIII. Nella sala 214 sono esposte due tele di Leonardo da Vinci. La prima «Madonna con il fiore» (o «Madonna Benois», dal cognome dell'ex proprietario) è una delle opere giovanili del grande maestro. La giovane donna sta osservando con molto amore i primi incerti movimenti del bambino. La luce sottolinea il volume delle figure, aiutando a comunicare il calore dei corpi.

L'altro capolavoro leonardesco, «Madonna Litta» (anche questo prende il nome dai suoi ex proprietari, i duchi italiani Litta) sembra la pace e la quiete personificate. L'artista mette in evidenza l'amore materno, come massimo valore umano.

Raffaello Sanzio

Nella sala 229 è esposta l'opera di Raffaello Sanzio. La «Madonna Connestabile» fu dipinta dal maestro quand'era intorno ai 16-17 anni. Sullo sfondo di prati verdeggianti e delle acque diafane d'un lago in cui si riflette l'azzurrità del cielo, Raffaello ritrasse la Madonna con il bambino tra le braccia, serena, pensosa e un po' triste. La cornice dorata, decorata con grifoni è eseguita, sembra, su disegno di Raffaello stesso. Nella stessa sala è esposta un'altra tela del maestro «La Sacra Famiglia», chiamata qualche volta anche «La Madonna con S. Giuseppe imberbe». Raffaello da un'immagine idealizzatta dei suoi personaggi rappresentati con volti sereni e pensierosi.

Michelangelo Buonarroti - Giovane accosciato

La sala 230 è dedicata all'unica creazione che si abbia nella Russia del grande scultore, pittore, architetto e poeta del Rinascimento Michelangelo Buonarroti: «Giovane accosciato». La statua era destinata alla cappella sepolcrale dei Medici, ma non vi fu inclusa. Lo scultore crea una figura di ragazzo piena di espressione: la testa china, il viso quasi nascosto, i muscoli tesi del corpo danno la sensazione di uno sforzo per sopportare il dolore.

Tiziano

Tiziano, capo riconosciuto della scuola veneziana, è presente all'Ermitage con otto quadri (sale 219 e 2 2 1), tra cui «Maddalena penitente». Il maestro non volle illustrare la ben nota leggenda evangelica sulla peccatrice che si ritira nel deserto. Contrariamente a questa immagine Tiziano crea una donna veneziana, viva e forte nel suo slancio di passione, dagli splendidi capelli d'oro, dalle labbra un po' gonfie e gli occhi pieni di lacrime. il paesaggio intenso sottolinea il turbamento della protagonista.

L'amore per l'uomo e lo studio attento del suo mondo ideale rimangono intatti nel Tiziano anche in seguito, quando il maestro diventa testimone della crisi del Rinascimento. Nel suo «San Sebastiano» il pittore ha raffigurato un santo cristiano trafitto dalle frecce dei romani.

La morte sembra vicina, ma spiritual-mente l'eroe di Tiziano non è sconfitto. I colpi di pennello, larghi e nervosi, e perfino interi grumi di colori, spalmati con la mano o con un dito, conferiscono alla tela una espressività particolare.

L'arte spagnola dei secoli XV-primo XIX 

Nelle sale 239 e 240 vengono esposte opere dell'arte spagnola dei secoli XV-primo XIX. Tra queste le tele di El Greco, Ribera, Zurbaran, Velàzquez, Murillo, Goya.

L'arte fiamminga del XVII secolo

La vostra visita prosegue attraverso la sala 243 (che contiene armi da battaglia, torneo e caccia dell'Europa occidentale) verso la sala 245, dedicata all'arte fiamminga del XVII secolo. Fu quello il periodo di massimo splendore della cultura fiamminga, dovuto alla rivoluzione borghese nei Paesi Bassi che contribuì a sviluppare l'economia e il commercio. L'arte della Fiandra del '600 è ricca di ottimismo, di esaltazione della bellezza del mondo, dei suoi tesori e della sua abbondanza.

Anton Van Dyck

Un posto di rilievo tra i primi dell'epoca spetta ad Anton Van Dyck, sommo maestro del ritratto. Nel suo «Autoritratto» esposto nella sala, mani ben curate e sguardo pensoso e noncurante accentuano la natura artistica del grande pittore.

In un altro suo lavoro, il «Ritratto maschile» Van Dyck seppe rappresentare con molto estro la psicologia umana, l'idea dell'intelletto umano e della lotta tra il Bene e il Male. L'uomo è raffigurato da solo ma servendosi di un trucco, il maestro ci fa credere che a sinistra ci sia un'altra persona a cui è diretto lo sguardo e i discorsi animati dell'uomo.

Pieter Paul Rubens

Nella sala 24 7 vengono esposte le opere di Pieter Paul Rubens, uno dei massimi pittori dell'epoca. Il suo lavoro «Alleanza della Terra e dell'Acqua» ricorda in maniera allegorica ai fiamminghi quanto sia necessario per la Fiandra di trovare uno sbocco al mare, senza cui è impensabile la prosperità della sua terra patria. Vediamo raffigurati l'antica dea della Terra, Cìbele con il corno dell'abbondanza e accanto a lei, con un tridente in mano, il dio marino Nettuno.

Qui, come pure nella maggior parte delle sue tele, il maestro esalta la ricchezza, l'abbondanza, la gioia dell'esistenza terrena.

Il «Ritratto di cameriera» è un quadro di Rubens che gode di fama mondiale e conferma anche la vasta gamma creativa del pittore. A quanto pare, il soggetto raffigurato è un immagine idealizzata di sua figlia Clara, che mori nel 1623, due anni prima della data del dipinto. È ritratta in un atteggiamento sobrio e calmo, il suo abito scuro contrasta con la dolcezza e la delicatezza poetica della giovane.

L'arte olandese dei secoli XV- inizio XVIII

Nella sala 26 1 è esposta l'arte olandese dei secoli XV- inizio XVIII. L'arte dei Paesi Bassi del XVII secolo invece è custodita più avanti a cominciare dalla sala 249.

Rembrandt

 L’Ermitage vanta ben 25 opere del massimo pittore olandese, Rembrandt van Rijn (sala 254), e tra queste la famosa «Danae».

Il mito greco vuole che l'oracolo predicesse la morte al re Acrisio per mano del nipote. Per cercare salvezza il re fece imprigionare l'unica figlia Danae in una torre. Ma Zeus preso d'amore per lei, le apparve sotto forma di pioggia d'oro e Danae partorì Perseo, per mano del quale, secondo quanto era stato predetto, mori Acrisio.

Rembrandt dipinse Danae in attesa del dio, e sono momenti di un'attesa piena di sentimento e di ansia. La donna è tutta protesa verso quella luce dorata che sembra dare al nudo corpo di Danae un dolce palpito.

Una delle massime creazioni del maestro è «Il ritorno del figlio prodigo». Il quadro colpisce per il suo straordinario e ispiratissimo tono umano e coloristico: nel profondo spazio scuro Rembrandt fa risaltare solo il viso del vecchio padre, diventato cieco nei lunghi anni d'attesa, le mani che tastano le spalle, e poi la figura del figlio stesso, inginocchiato davanti al vecchio. Il tema principale del quadro è la tragedia umana dello sprecare la vita senza un fine e la necessità di aiutare l'uomo caduto in disgrazia.

L'arte francese dei secoli XV-XX

L'arte francese dei secoli XV-XX è esposta nelle sale 272-297 al primo piano e 314 - 332, 34 3- 350 al secondo piano. Nella sala 27 6 potete ammirare uno dei migliori lavori di Louis Le Nain «La famiglia della lattaia». I protagonisti recano sul viso i segni del bisogno e delle dure condizioni di vita. Ma allo stesso tempo I loro visi esprimono forza spirituale e dignità, e tutto il quadro è impregnato di coraggio e poesia.

Nicolas Poussin

Con l'arte di Nicolas Poussin nasce in Francia una nuova corrente: il classicismo, che affermava gli ideali civici e il trionfo della ragione. Nella sala 2 7 9 è esposta una delle sue tele migliori «Tancredi ed Erminia». Nella stessa sala è custodito il «Paesaggio con Polifemo», dove l'artista arriva a realizzare il suo ideale di un mondo armonico e perfetto, costruito in base alla ragione. Il fantastico ciclope, Polifemo, che è riuscito a incantare le ninfe del fiume con il suono della siringa, si innalza sulla montagna, quasi a fondersi con essa. I suoni della sua siringa sembrano cantare della beltà e dell'armonia che regnano nella natura.

Antoine Watteau

Antoine Watteau, figlio di un semplice copritetti, divenne uno dei piu brillanti maestri della pittura francese. Contrappose all'impersonale staticità della pittura accademica tutto un mondo di individui pieni .di vita e dai tratti molto personali, come ad esempio, il gruppo della tela «La Capricciosa» (saia 284).

Jean-Antoine Houdon

Nella sala 287 è esposta la famosa scultura «Voltaire seduto in poltrona» di Jean-Antoine Houdon. Lo scultore seppe rendere con molta convinzione l'intelletto audace e l'amore per la vita, propri del grande filosofo e scrittore francese, qualità di fronte a cui perfino la debolezza senile cede.

L'impressionismo

Negli anni 70 dell'800 viene a crearsi in Francia una nuova tendenza: l'impressionismo, che era in chiaro contrasto con il conservatorismo tradizionale dei salotti borghesi. All'opera degli impressionisti francesi sono dedicate le sale 319, 320 e i locali adiacenti.

Auguste Rodin

Nella sala 315 è esposta l'opera dello scultore Auguste Rodin. Le sale 343-345 ospitano 37 tele di Henry Matisse. A Pablo Picasso sono dedicate due sale, e a uno dei migliori pittori francesi Albert Marquet la sala 350, dove potete ammirare alcuni dei suoi stupendi paesaggi.

L'arte inglese dei secoli XVII-XIX

Dopo aver fatto conoscenza con l'arte francese, scendete al primo piano e attraversando la sala 288 passate alle collezioni rappresentanti l'arte inglese dei secoli XVII-XIX (sala 298-302). Qui vi segnaliamo due grandi maestri inglesi: Joshua Reynold e Thomas Gainsborough. Qui è inoltre custodito il famoso «Servizio della rana verde», di cui avete saputo durante l'itinerario 7 lungo il Corso Moskovskij.

L’arte russo dei secoli XVII-XIX

Al primo piano sono anche esposte le collezioni rappresentanti la storia della cultura russa che vantano di alcune stupende opere, come ad esempio, il vaso intagliato nel 1798 su osso di tricheco da Nikolaj Verescagin, un maestro della città di Arcangelo (sala 173J.il vaso fu inviato nel 1803 in dono all'imperatore giapponese, ma non fu consegnato all'augusto destinatario, in quanto il Giappone allora insisteva a non stabilire contatti con le potenze europee.

Nella sala 169 potete ammirare l'orologio «uovo», fabbricato nel 1769 dal grande meccanico artigiano Ivan Kulibin. L'orologio è un regalo all'imperatrice Caterina II. Non più grande di un uovo d'oca, questo orologio non solo indica l'ora: ogni quindici minuti suona un carillon e a mezzogiorno la melodia d'una cantata solenne composta da Kulibin stesso in onore di Caterina II. Ogni ora si apre una minuziosa porticina e dentro ancor più minuziose figurine d'oro e d'argento rappresentano una scena della «Resurrezione di Cristo».

Nella sala 162 vengono esposti i mosaici eseguiti nella bottega del grande scienziato e pittore Michail Lomonosov. Il ritratto di Pietro I è fatto da Lomonosov stesso.

Sala di Malachite

Ed ora vi invitiamo a passare alla Sala di Malachite, di cui le finestre danno sul lungoneva. Il nome è dovuto al fatto che le sue colonne, i pilastri e i camini sono rivestiti di malachite. Il verde della pietra è in perfetta armonia con l'oro degli stucchi del soffitto e delle porte, con il bianco delle pareti e con il cremisino ael drappeggio dei mobili. Nella sala sono esposti numerosi oggetti in malachite tra cui vasi, scrigni, ecc. (a titolo di precisione notiamo che tali pezzi sono fatti in pietra o rame, e rivestiti con la tecnica del «mosaico russo» di malachite). Prestate attenzione al piccolo scaffale, denominato «La Foresta tropicale»: palme, piume di uccelli, petali di fiori sono eseguiti in piccoli pezzetti di malachite dalle sfumature più varie.

Nella adiacente sala è esposto l'arca sepolcrale di Aleksandr Nevskij, grande condottiero e statista russo del XIII secolo. L'arca fu eseguita nel 1750-1753 nella Zecca di Pietroburgo. Per farla ci volle una tonnellata e mezzo circa d'argento. L'alto sarcofago è decorato con scene in bassorilievo della vita di Aleksandr Nevskij. Sopra vi si innalza un'enorme piramide ornata dal monogramma e dal ritratto del principe.

Sta volgendo al termine la vostra visita dell'Ermitage. Ma prima vi suggeriamo di passare alla Sala di Pietro (che si trova accanto al Salone dei Feldmarescialli). Il soffitto è decorato con un ornamento dorato, sulle pareti si scorgono due quadri dedicati alla Guerra settentrionale, e precisamente alle battaglie di Lesnaja (1708) e di Poltava (1709). In fondo alla sala, infine, «Pietro I con la figura allegorica della Gloria» di Jacobo Amiconi di Venezia (circa 1730). Il trono, posto davanti al quadro, fu eseguito nel 1731 dal maestro inglese Nicolas Clausen, in quercia e argento dorato.

Salone degli Stemmi, Galleria militare

Attraversando il Salone degli Stemmi (destinato ai ricevimenti solenni), passate alla sala 19 7: è la celebre Galleria militare con i suoi 332 rittratti dei più noti comandanti che parteciparono alla Guerra patriottica del 1812. Quasi tutti i ritratti sono opera di George Daw, A. Poljakov e V. Golike.

Salone di San Giorgio

E per concludere, vi suggeriamo di visitare l'attiguo Salone di S. Giorgio (sala 19 8) di 800 metri quadri. Sulla doppia fila di 48 colonne poggia un balcone che cinge la sala. Il balcone si interrompe solo al centro per dare spazio al grande rilievo «San Giorgio che uccide il Drago» che si trova sopra il posto dove prima c'era il trono. Lo stupendo parquet, composto di 16 tipi di legno, ripete con precisione il disegno del soffitto e sottolinea l'insieme armonico dell'interno.

San Pietroburgo è la seconda città della Russia per dimensioni e popolazione, con circa 5 milioni di abitanti. Si può considerare la metropoli più a nord del mondo.

Abitanti: 5 197 114
Fondata : 1703
Fuso orario : UTC+4
Distretto federale : Nordoccidentale
Prefisso : (00 7) 812
Codice postale : 190000-199406
Nome antico : Petrogrado (1914-1924)
Nome antico : Leningrado (1924-1991)