l’Ermitage

Nella parte ovest del Parco Inferiore di Peterhof, in fondo al viale obliquo che parte dalle Aiuole grandi, un elegante edificio a due piani si erge sulla riva del mare.

Sull’entrata incombe un balcone sostenuto da mensole di quercia intagliata con un parapetto dal disegno complesso. Le pareti sono articolate da lesene d’ordine composito appoggiate su alti piedistalli. Le alte porte-finestre danno a questa costruzione una particolare leggerezza.

 Già il nome stesso (ermitage in francese: eremo) spiega la destinazione di questo edificio, separato dai curiosi da un profondo fossato. Soltanto un ponte levatoio, che si alzava e abbassava secondo il desiderio degli abitanti del palazzo li collegava col mondo esterno. 

Pietro il Grande decise di costruire l’Ermitage dopo un viaggio attraverso l’Europa dove padiglioni simili erano di moda. L’edificazione, condotta su progetto di Johann Braunstein, durò a lungo e si concluse già dopo la morte dell’imperatore, nell’estate 1725. Tutto qui fu fatto come Pietro il Grande aveva indicato: e i meccanismi di sollevamento, e le inferriate dei balconi, come sulla nave ammiraglia “Inhermanlandia” da dove l’imperatore aveva comandato le flotte unite di Russia, Inghilterra, Olanda nella Guerra nordica, e un tavolo per 14 persone, e molte altre cose.

Triste fu la sorte dell’Ermitage negli anni della Grande guerra patriottica. I nazifascisti installarono al primo piano dell’edificio un cannone che bombardava il golfo di Finlandia. Inoltre una parte delle pareti e i balconi furono demoliti.

Nel 1952 l’Ermitage apri nuovamente i battenti ai visitatori. Questo fu il primo museo di Petrodvorec rimesso a nuovo: nel 1970-1971 furono eseguiti dei lavori capitali per il rafforzamento del basamento e il restauro del rivestimento delle mura del fossato.

Ciò permise di conservare il padiglione senza rifarne le J29 mura. 

L’entrata principale porta in uno stretto vestibolo oltre il quale è situato il grande locale della dispensa. Qui si effettuava il servizio della tavola: attraverso un’apertura ovale nel soffitto e per mezzo di due argani veniva abbassata la parte centrale del tavolo della sala al primo piano: quando esso era già coperto e imbandito, il piano si alzava e scompariva nella buca del soffitto. Al pianterreno, a destra della Dispensa, c’era un’altra cucina piu piccola con focolare e riserva di vasellame.

A sinistra dalla Dispensa c’è una scala che porta al primo piano.

Nel sec. XVIII al suo posto esisteva uno speciale divano elevatore per due persone. Questo antichissimo ascensore russo funzionò regolarmente fino alla fine del sec. XVIII. Nel giugno 1797 l’imperatore Paolo I decise di visitare l’Ermitage con la famiglia. Durante l’elevazione il meccanismo all’improvviso si bloccò, e la poltrona rimase sospesa tra i piani con le augustissime persone. Per farli scendere si dovette ricorrere a una scala appoggiata al balcone. Fu allora comandato di distruggere il meccanismo elevatore e di costruire la scala che ancora oggi esiste.

Tutto il primo piano si presenta come un unico locale intero pieno di luce e aria. Tutta la costruzione gli funge infanti da corollario. L’alto soffitto, le enormi portefinestre che guardano su tutti e quattro i lati, i quadri, che a mo’ di tappeto coprono le pareti — tutto questo dà all’interno un carattere di ufficialità e solennità. Ma originalmente esso era destinato soltanto a riunioni in una cerchia ristretta di persone vicine per interessi e posizione sociale. Niente e nessuno doveva disturbare l’intimità dell’ambiente.

 

Quattordici persone sedevano allo spazioso tavolo ovale. Davanti a ognuno posate e servizio. La parte centrale del tavolo, come già sapete, con il servizio completo veniva inviata di sotto. Tuttavia ognuno poteva ordinare il piatto che voleva. Era sufficiente scrivere un appunto, posarlo sul piatto e dare uno strappo al cordoncino. Giù, nella dispensa risuonava una scampanellata e il cameriere faceva scendere giù il piatto da una speciale gabbia. Poi il Piatto con la pietanza ordinata veniva rimandato su e come per incanto compariva davanti all’ospite.

Il tavolo fu distrutto dai nazifascisti durante la guerra. Ora nella sala c’è un suo plastico. Tuttavia il servizio da tavola riproduce quello che c era qui nel sec. XVIII: piatti di faenza dipinti a cobalto, lavoro olandese della città di Delft del 1750-1760, innumerevoli bicchierini, calici, bicchieri e bottiglie prodotte in maggioranza nella fabbrica Imperiale nel sec. XVIII.

La decorazione base della Sala è data da 124 quadri di pittori russi e europei che coprono le pareti. La prima copertura a tappeto delle pareti con quadri comparve nel 1759. La composizione odierna, che a grandi linee ripete quella rinnovata dopo l’incendio del 1809, offre un’idea precisa del carattere della pittura e dei gusti artistici dei sec. XVII-XVIII.

Li dove un tempo c era il tamburo del divano che si sollevava, pende la Battaglia di Pollava eseguita nel 1726 in Francia su ordinazione di Pietro il Grande da Pierre Martin e riprodotta in arazzo e molteplici stampe. Questo quadro era molto diffuso in Russia. Una di queste copie, opera di ignoto pittore russo del sec. XVIII, è presente qui, all’Ermitage.

Su questa stessa parete ovest è alloggiato il lavoro del notissimo pittore di battaglie del XVII sec. Jacques Courtois. Vicino ci sono le nature morte del francese Jean Louis Prevost, la scenetta Pattinaggio sul ghiaccio del fiammingo Chalon e altre tele. Non c’è un piano razionale o una tematica determinata nell’accostamento dei quadri. In una serie di casi comunque si osserva una certa simmetria. All’angolo destro in basso della parete ovest attirano l’attenzione due raffigurazioni di apostoli, di non grande formato, del pittore olandese Georg Gsell, invitato da Pietro il Grande in Russia dove visse 23 anni. Due lavori analoghi di questo artista ci sono alla parete nord.

Oltre a questi lavori, sulla stessa parete sono interessanti la Morte di Catone di Giambattista Langetti, che tratta il suicidio del tribuno del popolo dell’antica Roma che non volle sottomettersi alla dittatura di Cesare, Antonio e Cleopatra del fiammingo Gerard de Lairesse e La tentazione di Sant’Antonio del fiammingo Abraham 231 Teniers.

 

Tra i quadri della parete est hanno particolare valore il bellissimo mazzo di fiori del fiammingo Caspar Pieter Verbruggen, i lavori degli italiani Giulio Carpioni Apollo e Marsia e di Gaspare Dizziani Antioco e Stratonica che narra l’amore di Antioco, figlio del re siriano Seleuco, per la sua matrigna Stratonica.

 

Alla parete sud un’intera serie di quadri di battaglie del Borgognone, del tedesco Georg Philipp Rugendas, dell’italiano Michelangelo Cerquozzi ha come vicini paesaggi idillici, scene di vita domestica, ritratti eseguiti da pittori austriaci, olandesi e fiamminghi.

 

La collezione dell’Ermitage, non grande come numero ma eccezionale per composizione e varietà, permette non soltanto di vedere il mondo con gli occhi dei maestri dei sec. XVII-XVIII, ma di farsi un’idea sul collezionismo e sull’uso delle opere d’arte figurativa nella Russia del sec. XVIII.

San Pietroburgo è la seconda città della Russia per dimensioni e popolazione, con circa 5 milioni di abitanti. Si può considerare la metropoli più a nord del mondo.

Abitanti: 5 197 114
Fondata : 1703
Fuso orario : UTC+4
Distretto federale : Nordoccidentale
Prefisso : (00 7) 812
Codice postale : 190000-199406
Nome antico : Petrogrado (1914-1924)
Nome antico : Leningrado (1924-1991)