Il Palazzo Grande de Peterhof

Il Palazzo Grande è il centro planimetrico del Giardino Superiore e del Parco Inferiore de Peterhof, San Pietroburgo.

Verso il suo centro sono orientati l’asse del parterre del giardino dalla parte sud e la linea diritta del Canale Marino dal nord. Il Palazzo si erge sull’estremità di un alto ripiano di sedici metri, decorato con statue dorate, con gli zampilli cristallini della Cascata Grande e gli spruzzi delle fontane del terrazzo. Lo splendore dell’oro, le linee irripetibili dell’architettura, il rumore degli zampilli delle fontane — tutto ciò crea un’atmosfera di festa e di animazione.

Tuttavia il Palazzo non era cosi sin dall’inizio. E non immediatamente si determinò il suo ruolo come centro architettonico di un grandioso complesso. Le intenzioni originarie di Pietro il Grande erano assai modeste. Nel 1714 contemporaneamente alla costruzione del Canale Marino, della Grotta e della cascata, cominciarono a sorgere i modesti Appartamenti Superiori con le camere estive e invernali. A giudicare dai documenti l’autore del progetto originario delle stanze fu Pietro il Grande, mentre i lavori furono diretti da Johann Braunstein. Le cose furono fatte “senza indugi” e verso il 1716 il palazzetto, abbastanza ordinario dal punto di vista archi-tettonico, era pronto.

Né l’appariscenza degli Appartamenti, né le loro dimensioni rispondevano al significato che l’edificio doveva assumere in quel tempo nell’ambito del grandioso complesso di parco che veniva progettato.

Nello stesso 1716 il nuovo capo architetto Leblond propose a Pietro il Grande un progetto di ricostruzione e allargamento dell’edificio. Il progetto di Leblond non fu approvato in tutte le sue parti, tuttavia si diede luogo ad alcuni rifacimenti.

Nel 1721, Niccolò Michetti, che aveva sostituito Leblond come architetto capo, propose un suo progetto di allargamento degli Appartamenti Superiori, il quale non solo teneva conto dell’aumento del volume del palazzo, ma, cosa particolarmente importante, si allontanava dall’originario piano compatto delle stanze la cui larghezza era limitata dalla Cascata Grande.

Egli aggiunse all’edificio esistente lunghe gallerie a un piano da entrambi i lati, completandole con edifici a due piani con stanze per abitazione. Gli assi di questi due padiglioni collimavano con gli assi delle fontane Coppe nel parterre e con le aiuole alla base della terrazza. Cosi Michetti per la prima volta propose quella soluzione architettonica da cui si sviluppò uno dei capolavori dell’architettura nazionale.

Tuttavia anche il nuovo palazzo, che si stendeva lungo l’estremità della terrazza per 160 metri, non era sufficiente per tutta la corte.

Nel 1747 Bartolomeo Rastrelli, consenziente l’imperatrice Elisa-betta, iniziò la ricostruzione capitale degli Appartamenti Superiori.

Dalla precedente costruzione rimase soltanto la parte centrale dell’edificio risalente agli anni di Pietro il Grande.

Il nuovo palazzo fu costruito con una velocità inaudita per quei tempi. Verso il 1755 furono praticamente portati a termine i lavori di rifinitura. Lo sfarzo e le dimensioni dei locali, la brillante perizia dell’architetto e di centinaia di maestri sconosciuti sbalordi i contemporanei.

Rastrelli conservò la divisione esistente del palazzo in parte mediana, galleria e edifici laterali. Ma aggiunse, ai lati, delle ali che si allungavano verso sud, in direzione del Giardino Superiore. Alle estremità occidentale e orientale l’architetto eliminò le modeste dépendances che chiudevano le gallerie e al loro posto costruì “l’edificio sotto lo stemma” (occidentale) e “l’edificio per il culto” (orientale).

All’aspetto esterno del palazzo corrispondevano anche gli interni. Gli stucchi sfarzosi, il bellissimo parquet, l’intaglio delicato, i soffitti a pittura, i quadri di grandi maestri abbellivano i locali ampi e luminosi. Gli interni di Rastrelli comparvero nell’ultimo decennio di dominio del barocco, e per questo alcuni di essi non ebbero lunga vita. Negli anni e secoli seguenti molti famosi architetti, sostenitori di diversi stili architettonici, arricchirono l’aspetto esterno e gli interni del Palazzo Grande.

Cosi, accanto ai locali dell’epoca di Pietro il Grande, si trovavano le sale comparse nella metà del sec. XVIII, e vicino ad esse quelle sobrie ed austere del periodo neoclassico, sostituite poi da interni della metà del sec. XIX, che rinnovavano i principi artistici fondamentali del rococò.

Bisogna sottolineare che gli architetti che lavorarono al Palazzo Grande, avevano grande considerazione per le creazioni dei loro predecessori. In alcuni interni i cambiamenti riguardarono soltanto singole parti delle pareti: Rastrelli per esempio potè limitarsi alla decorazione dei pannelli e dei vani senza toccare gli stucchi e i dipinti del periodo di Pietro il Grande, mentre Fel’ten, maestro di neoclassicismo, conservò di proposito le decorazioni a intaglio di Rastrelli. I singoli dettagli comparsi nelle vecchie sale nella metà del sec. XIX s’inserirono organicamente nelle esistenti rifiniture. L’evidente stratificazione dovuta all’intervento di diversi eminenti maestri, non dà luogo ad eclettismo, è bensì una compenetrazione di stili architettonici molto interessante, che giustifica il risultato finale.

Nei suoi duecento anni di esistenza il Palazzo Grande è divenuto un originale tesoro contenente eccezionali opere di pittura, dell’arte mobilierà, bronzi artistici, porcellane, vetri e oggetti di uso quotidiano. Tuttavia sia i preziosi dettagli architettonici del palazzo sia le sue collezioni non solo non erano oggetto di studio, fino al 1917, ma non erano nemmeno conservati come si doveva. Anche per gli studiosi d’arte entrare in questo meraviglioso edificio era pratica-mente impossibile.

Dopo la vittoria della Rivoluzione d’Ottobre il Palazzo Grande fu trasformato in museo e aperto a tutti. Negli anni d’anteguerra esso divenne uno dei musei più frequentati del paese.

I nazifascisti , incendiarono il Palazzo Grande nel primo giorno dell’òccupazione di Peterhof. Perirono nel fuoco un monumento architettonico noto in tutto il mondo, e molte opere d’arte. Tutto ciò che sopravvisse al fuoco fu poi distrutto o derubato. Non contenti di quello che avevano fatto, gli hitleriani fecero esplodere la parete nord della piti preziosa parte del palazzo, quella dell’epoca di Pietro il Grande.

 

Al momento della liberazione di Peterhof, al posto del Palazzo Grande nereggiavano rovine bruciate coperte di neve.

 

Le distruzioni erano cosi immense che ai più un eventuale restauro del palazzo sembrava una fantasticheria. Subito dopo la cacciata degli occupanti furono eseguiti i più urgenti lavori di conservazione e di misurazione. Parallelamente si studiarono approfonditamente materiali d’archivio, disegni, fotografie.

 

Nel 1947 fu approntato un progetto di ricostruzione delle facciate del palazzo, e nell’anno seguente il governo sovietico prese la decisione d’iniziare i lavori di ricostruzione degli interni e creazione del museo. La difficile opera fu diretta dagli architetti Vasilij Savkov e Evgenija Kazanskaja.

Innanzitutto si dovevano eseguire lavori generali di costruzione e restaurare le facciate del palazzo, inclusi i tetti dalla complessa struttura, i parapetti dei balconi in ferro battuto, stucchi e dettagli scultorei in pietra intagliata, coperture dorate e decorazioni. Tutto ciò richiese dieci anni. Nel 1958 il Palazzo Grande si ergeva nuovamente sulla Cascata Grande.

La tappa successiva fu la ricostruzione degli interni. A quel tempo i restauratori leningradesi avevano già accumulato un’esperienza non indifferente di restauro di monumenti. Ma il Palazzo Grande, conte ogni costruzione eccezionale, porta il marchio dell’irripetibilità. Per questo, il suo rifacimento fece sorgere un’enorme quantità di problemi.

Proprio per questo è impossibile non vedere il significato eccezionale dei lavori scientifici che precedettero l’inizio del restauro.

Nel corso delle ricerche si riuscì a scoprire il sistema di esecuzione di alcuni lavori, caratteristico del sec. XVIII, determinare la composizione dei materiali da impiegare, la tecnologia della loro lavorazione, risalire all’autore e scegliere dei modelli analoghi per ricreare gli elementi perduti della decorazione. Le prime sale restaurate ricevettero il pubblico nel 1963.

Tuttavia il rifacimento degli interni, pur essendo stato di eccezionale complessità, era soltanto una delle tappe del lavoro. Bisogna tenere conto che il Palazzo Grande fu restaurato come palazzo-museo. La rinascita delle esposizioni di carattere scientifico richiese anche seri sforzi da parte dei collaboratori del settore scientifico. Questo compito si complicò per il fatto che più della metà delle opere d’arte che abbellivano le sale del palazzo fino alla Grande guerra patriottica non potè essere evacuata. Por questo l’apertura delle sale fu preceduta da un grande lavoro di raccolta. Si ricercavano e ritornavano ai posti originari quegli oggetti che in tempi diversi e in diverse circostanze avevano lasciato Peterhof, mentre opere di pittura e di arte applicata, simili a quelle perdute, venivano ricercate nei fondi di vari musei del paese. In alcuni casi fu deciso di supplire le perdite con oggetti di alto valore artistico che corrispondevano, per tempo e stile, agli interni del palazzo. Soltanto in casi eccezionali, quando la sostituzione non risultava possibile anche con oggetti vicini tipologicamente, furono fatte delle copie esatte delle opere d’arte andate perdute.

Oggi le esposizioni del Grande palazzo-museo contano più di 20 sale, mentre la collezione d’arte, per selezione di pezzi d’esposizione, non è inferiore a quella d’anteguerra. La visita del palazzo inizia con la sua parte più antica, costruita ancora sotto Pietro il Grande.

San Pietroburgo è la seconda città della Russia per dimensioni e popolazione, con circa 5 milioni di abitanti. Si può considerare la metropoli più a nord del mondo.

Abitanti: 5 197 114
Fondata : 1703
Fuso orario : UTC+4
Distretto federale : Nordoccidentale
Prefisso : (00 7) 812
Codice postale : 190000-199406
Nome antico : Petrogrado (1914-1924)
Nome antico : Leningrado (1924-1991)